Come si fa a capire se un "Modello Abitativo" è un'istituzione?
fonte: personecoordnazionale.itPARTE 1 Esistono alcuni elementi che definiscono un’istituzione.
Un “modello abitativo” può essere considerato istituzionalizzante se presenta una o più delle seguenti caratteristiche:
- Obbligo di condividere gli assistenti con altre persone, con assenza o limitata influenza su chi fornisce l’assistenza;
- Isolamento e segregazione dalla vita indipendente nella comunità;
- Mancanza di controllo sulle decisioni quotidiane;
- Mancanza di scelta su con chi vivere;
- Routine rigida, imposta indipendentemente dalla volontà o dalle preferenze personali;
- Attività identiche nello stesso luogo per un gruppo di persone, sotto una certa autorità;
- Approccio paternalistico nell’erogazione dei servizi; Supervisione delle modalità di vita;
- Numero sproporzionato di persone con disabilità nello stesso ambiente.
👉 Se sussiste anche solo una di queste caratteristiche, il modello abitativo è istituzionalizzante. Tutte le istituzioni — comprese quelle gestite o controllate da enti non statali — devono essere incluse nei processi di deistituzionalizzazione.
PARTE 2 Cosa si intende per istituzionalizzazione
L’istituzionalizzazione delle persone con disabilità si riferisce a qualsiasi forma di detenzione basata sulla disabilità, sia essa esclusiva o combinata con altri motivi come “assistenza” o “trattamento”.
Rientrano tra le istituzioni, a titolo esemplificativo: istituti di assistenza sociale, istituzioni psichiatriche, ospedali per lungodegenti, case di cura, reparti protetti per demenza, collegi speciali, centri di riabilitazione non comunitari, case di gruppo o “case famiglia” per bambini, strutture psichiatriche forensi, case di transito, ostelli, colonie, o altre strutture analoghe.
Anche le strutture per la salute mentale in cui una persona può essere privata della libertà per osservazione, assistenza o trattamento sono una forma di istituzionalizzazione. L’assenza, la riforma o la rimozione di uno o più elementi istituzionali non è sufficiente per definire un ambiente come “basato sulla comunità”.
È il caso, ad esempio, di contesti in cui: le persone con disabilità sono sottoposte a processi decisionali sostitutivi o trattamenti obbligatori; gli assistenti sono condivisi; la routine è stabilita dal fornitore di servizi e l’autonomia è negata; lo stesso fornitore offre sia l’alloggio che l’assistenza.
Gli Stati parti devono riconoscere che la vita indipendente e l’inclusione nella comunità riguardano solo contesti di vita al di fuori degli istituti residenziali, in conformità all’articolo 19 della Convenzione ONU.
Indipendentemente da dimensioni, scopo o durata della permanenza, un istituto non può mai essere considerato conforme alla Convenzione.
PARTE 3 Cosa NON è deistituzionalizzazione
La deistituzionalizzazione non consiste semplicemente nella ristrutturazione di edifici o nella riduzione delle dimensioni degli istituti. Essa è un processo basato sulla scelta e sul controllo da parte delle persone con disabilità su come, dove e con chi vivere. Deve essere guidata dalle persone con disabilità, comprese quelle che vivono o hanno vissuto in istituti, e non da chi gestisce o mantiene le istituzioni. Sono pratiche non conformi all’articolo 19 della CRPD: la ristrutturazione o rinomina di istituti; la creazione di piccole istituzioni al posto di grandi; l’applicazione di concetti come “principio della minima restrizione” nella legislazione sulla salute mentale.
PARTE 4 Gli impegni presi dagli Stati (incluso San Marino) con la ratifica della CRPD
Gli Stati parti devono:
- dare priorità allo sviluppo di servizi di sostegno individualizzato e inclusivo nella comunità;
- garantire che ogni persona con disabilità abbia i supporti necessari, scelti liberamente, per vivere in modo indipendente; offrire assistenza personalizzata e flessibile, anche attraverso reti comunitarie formali e informali.
Gli investimenti in istituti — anche per ristrutturazioni — devono essere vietati. I fondi pubblici devono essere destinati a: rilascio immediato dei residenti, supporti per la vita indipendente, servizi inclusivi nella comunità.
Gli Stati non devono giustificare il mantenimento degli istituti sostenendo che le persone con disabilità “scelgono” di viverci.
Al momento dell’uscita dagli istituti, le persone con disabilità devono ricevere un pacchetto di compensazione completo, comprendente: beni per la vita quotidiana, sostegno economico o buoni pasto, dispositivi di comunicazione, informazioni sui servizi disponibili. Tali pacchetti servono a garantire sicurezza, autonomia e dignità, evitando condizioni di povertà o senzatetto.
PARTE 5 Il ruolo delle persone con disabilità nei processi di deistituzionalizzazione
Gli Stati parti devono: coinvolgere attivamente le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative in tutte le fasi del processo; dare priorità alle opinioni di chi lascia gli istituti e dei sopravvissuti all’istituzionalizzazione; impedire l’influenza nei processi decisionali da parte di enti o gruppi con interessi nel mantenimento delle istituzioni.
Le persone con disabilità, comprese quelle ancora istituzionalizzate, devono ricevere sostegno e informazioni accessibili per partecipare pienamente.
Gli Stati devono inoltre promuovere processi pubblici di pianificazione e sensibilizzazione, per far comprendere a tutta la società: il contenuto dell’articolo 19 della CRPD, i danni dell’istituzionalizzazione, la necessità di una riforma che garantisca la piena inclusione.
PARTE 6 Concludendo…
Gli Stati parti devono:
- abrogare leggi, regolamenti e pratiche che ostacolano la vita indipendente;
- assicurare che i quadri normativi conducano alla chiusura degli istituti;
- sviluppare sistemi di sostegno comunitario e meccanismi di riparazione per le persone sopravvissute all’istituzionalizzazione;
- riconoscere che l’inerzia o l’assenza di riforme legislative non giustificano il mantenimento dello status quo.
Un quadro giuridico favorevole alla deistituzionalizzazione deve riconoscere:
- il diritto a vivere in modo indipendente e a essere inclusi nella comunità;
- il diritto all’assistenza personale;
- il diritto alla capacità giuridica, all’accesso alla giustizia, alla libertà e sicurezza personale, e all’uguaglianza e non discriminazione.
👉 L’istituzionalizzazione basata sulla disabilità, in qualsiasi forma o combinazione, è una discriminazione vietata.
🎧 Ascolta questo articolo
Versione audio completa





