Salute mentale: il Consiglio d’Europa non legittimi la coercizione in psichiatria
Il Consiglio d’Europa sarà chiamato a prendere una decisione cruciale sul progetto di Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, un testo che riguarda il trattamento e il ricovero involontario nei servizi di salute mentale. Tredici organizzazioni europee e internazionali per i diritti delle persone con disabilità e per i diritti umani, tra cui lo European Disability Forum, Mental Health Europe, ENUSP, ENIL, Autism-Europe, Inclusion Europe e Validity, hanno rinnovato il loro appello: il Protocollo deve essere ritirato. Secondo le organizzazioni, infatti, regolamentare la coercizione rischia di trasformarla in una pratica legittima, invece di superarla.
A rafforzare l’appello è intervenuto anche il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, che lo scorso 1° luglio ha nuovamente chiesto il ritiro del progetto di Protocollo Aggiuntivo. Secondo il Comitato, il ricovero e il trattamento involontari fondati su una disabilità reale o percepita sono incompatibili con gli obblighi previsti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Per le organizzazioni della campagna #WithdrawOviedo, il messaggio è chiaro: la coercizione non è cura. La salute mentale deve fondarsi su relazioni di fiducia, servizi accessibili nella comunità, sostegno personalizzato, partecipazione delle persone con esperienza diretta e pieno rispetto dei diritti umani.
Ritirare il Protocollo Aggiuntivo non significa ignorare le difficoltà dei sistemi di salute mentale, ma scegliere di affrontarle senza normalizzare pratiche che privano le persone della loro libertà e autodeterminazione.
In questa fase, l’advocacy nazionale resta decisiva. Le organizzazioni invitano governi, rappresentanze permanenti presso il Consiglio d’Europa, ministeri della Salute, degli Esteri e degli Affari sociali ad ascoltare la voce delle persone direttamente interessate e delle loro organizzazioni rappresentative. Ogni lettera, dichiarazione pubblica, incontro istituzionale e azione di sensibilizzazione può contribuire a fermare un testo che rischia di indebolire gli standard internazionali sui diritti umani.



