Verso il 20° della CRPD: con la speranza di accogliere Heba Hagrass

Le parole di Heba Hagrass risuonano con una chiarezza tagliente. Nell’intervista rilasciata al Global Observatory dell’International Peace Institute, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità ricorda che, nonostante nel mondo ci siano oltre 1,3 miliardi di persone con disabilità, nelle zone di conflitto queste cifre aumentano e diventano ancora più drammatiche. Eppure, queste vite continuano a restare invisibili nei meccanismi decisivi della pace, della protezione e della sicurezza internazionale.
Hagrass cita l’esempio della Striscia di Gaza, dove prima della guerra si stimavano 58.000 persone con disabilità, una cifra che probabilmente non restituiva la complessità reale del contesto. Dopo l’inasprirsi del conflitto, i feriti sono diventati più di 167.000 e circa un quarto di essi dovrà convivere con una disabilità permanente: oltre 40.000 persone che avranno bisogno di riabilitazione, assistenza e sostegno quotidiano. Eppure, nei momenti decisivi per salvare queste vite, durante l’allerta, l’evacuazione, i trasporti d’emergenza, le loro esigenze non sono state adeguatamente considerate, lasciandole ai margini della protezione.

Da qui nasce il suo appello per la creazione di una nuova agenda globale dedicata a “Disabilità, Pace e Sicurezza”, capace di affiancare quelle già esistenti per donne e giovani e di includere finalmente le persone con disabilità come soggetti pienamente coinvolti nei percorsi di pace, ricostruzione e resilienza civile.

Accanto a questa prospettiva internazionale, si pone la riflessione proposta da AIFO e RIDS nell’articolo pubblicato su Superando, che, oltre a presentare un importante webinar in programma nei prossimi giorni, evidenzia come i conflitti moderni moltiplichino le disabilità e rendano ancora più vulnerabili persone che già convivono con una condizione di fragilità. La guerra, spiegano. interrompe cure e riabilitazione, abbatte infrastrutture, rende difficili gli spostamenti e la comunicazione, cancella diritti essenziali. E quando le cronache parlano di vittime, distruzioni e negoziati, troppo spesso chi ha una disabilità non compare, come se non esistesse o come se quei bisogni fossero “di serie B”. È una realtà che non possiamo più permetterci di ignorare.

In questo quadro, le parole di Hagrass e l’analisi pubblicata su Superando si incontrano e si rafforzano a vicenda, ricordandoci che i diritti delle persone con disabilità non sono un dettaglio accessorio nelle emergenze umanitarie, ma una questione di dignità umana. E la dignità va protetta ovunque: nella normalità della vita quotidiana, nei momenti di ricostruzione, ma anche, e soprattutto, nel caos delle emergenze e dei conflitti. È proprio lì che si misura la credibilità di un sistema internazionale e la capacità di una società di restare umana.

Come Attiva-Mente non siamo rimasti indifferenti, abbiamo cercato di mantenere alta l’attenzione su quanto accade, con iniziative e comunicati, esprimendo solidarietà verso le popolazioni colpite, in particolare verso le persone con disabilità, e scegliendo di non restare in silenzio di fronte ad atti disumani.

Ed è anche con questo spirito che guardiamo al 20° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD). Vent’anni non segnano solo il passare del tempo: rappresentano la maturazione di un impegno. La CRPD ha rivoluzionato la comprensione della disabilità, trasformandola da condizione individuale a responsabilità collettiva. Ha dato voce, dignità e prospettiva. Ha mostrato che la vita indipendente, l’accessibilità, l’uguaglianza e la partecipazione sono diritti fondamentali, non concessioni.

Per questo, quando a fine giugno 2026 celebreremo la CRPD con un evento significativo, non festeggeremo soltanto un anniversario: rinnoveremo una promessa. Daremo spazio al significato profondo della Convenzione, alla sua forza trasformativa, al suo invito ad agire. E sarà proprio in questo contesto che cercheremo di coinvolgere, auspicabilmente, Heba Hagrass a San Marino, nella forma che per lei sarà possibile e opportuna, affinché possa portare la sua voce e la sua esperienza in un momento così simbolico. Anche un suo contributo a distanza sarebbe prezioso, capace di unire il nostro impegno locale alla prospettiva globale dei diritti umani.

Perché vent’anni di CRPD non sono soltanto memoria: sono una promessa che continua, una responsabilità che cresce e un invito a non lasciare indietro nessuno. Mai.

Link a: Heba Hagrass | OHCHR

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