Visita a San Patrignano
Racconto di un’esperienza unica
per attivare la mente...
Arrivati alla Comunità di San Patrignano siamo stati accolti da Marina e Federico, due ragazzi ospiti che oramai sono al termine del loro percorso rieduativo. Ci accompagneranno per tutta la giornata.
L’ingresso della Comunità si trova in uno dei punti più alti, e una volta oltrepassato si rimane colpiti dal panorama circostante, dall’ordine e dalla pulizia della struttura.
Il primo settore visitato è stato quello dei laboratori grafici: qui si trova un locale dedicato all’informatica dove sono coinvolti decine di ospiti che oltre a seguire ed aggiornare i portali internet della Comunità, sono impegnati in ulteriori Progetti web e video commissionati da clienti esterni. Adiacente a questa sala c’è il reparto stampe e serigrafie, con macchinari moderni e sofisticati per realizzare commesse per Aziende affermate a livello internazionale.
Già in questo settore, Marco che ne è il coordinatore, ospite anche lui giunto pressoché al termine del suo percorso rieducativo, dopo averci spiegato il lavoro, inizia a calarci emotivamente nella loro realtà raccontandoci i drammi e le sofferenze che hanno provato i ragazzi, storie di legami spezzati, di genitori disperati e di come la Comunità abbia rappresentato non solo un’opportunità di ritorno alla vita e di speranza, ma anche di recupero dei rapporti rovinati da tanto dolore.
Usciti dal settore grafico, siamo entrati in un piccolo Teatro dove ci hanno raggiunto anche Paolo, Remo e Eddy che, senza vergogna o imbarazzo, ci hanno raccontato le rispettive esperienze e vicissitudini: nei loro racconti toccanti e tristi, è emerso un denominatore comune; la solitudine, l’inadeguatezza, il sentirsi allo sbando, non vedere un futuro, non avere un progetto. Un tunnel sempre più buio e lungo, fatto di carcere, di degrado, e con la speranza di riemergere sempre più lontana. Giunti poi a San Patrignano, cosa non sempre facile e scontata, piano piano, giorno dopo giorno, hanno raccontato di essersi ritrovati ripuliti, curati, restituiti alla dignità di persone, cominciandosi a guardare dentro, a conoscersi, capirsi, sempre assistiti da chi ci era passato prima di loro.
Momenti commoventi, toccanti, con domande e risposte tutte rivolte alla comprensione dell’essere umano e alle circostanze che tanti giovani non riescono ad evitare e ciò che nasce e rimane in loro, parlando di overdose, carcere, famiglie distrutte, episodi di vita raccontati con semplicità schiettezza, senza retorica o imbarazzo perché consapevoli che purtroppo possono capitare a tutti.
Si esce dal Teatro con tanti pensieri ed emozioni, ed anche con una rabbia verso coloro che senza scrupoli, commerciano la droga fregandosene di tutta la disperazione che questa genera nelle vite di tanti ragazzi, ragazze e le loro famiglie. Senza dimenticare le morti causate da questi delinquenti.
E’ il momento del pranzo.
Una sala immensa dove, assieme a migliaia di ospiti della Comunità ci è stato servito il pranzo con tanto di vino e caffè da camerieri con giacche pulite e ordinate. Colpisce ancora la cura per la persona anche dalle cose più semplici e quotidiane. Il minuto di silenzio osservato prima di consumare il pasto, al quale ognuno poteva dare il senso che maggiormente preferiva, una preghiera, un ringraziamento, o altro ancora. Tutti vengono serviti con ogni attenzione e ognuno sa esattamente quello che deve fare in mezzo a tanta serenità e compagnia, perché a San Patrignano nessuno è mai solo, isolato, ci si sente parte di qualcosa, di qualcuno a cui importa veramente tanto degli altri.
Dopo pranzo abbiamo visitato altri laboratori artigianali: carte da parati, pellami…e per ragioni di tempo non abbiamo potuto vedere la falegnameria, il laboratorio meccanico, il forno, la lavanderia e tutto ciò che serve a rendere completamente autonoma ed autosufficiente la Comunità. A San Patrignano esiste un ospedale, un asilo, una scuola elementare, ed altre scuole di formazione o per continuare gli studi…Perché poi, c’è anche chi decide di rimanere nella Comunità al termine del percorso, per aiutare i nuovi ospiti e magari formando li una propria famiglia, a riprova che niente è mai definitivamente perduto, impossibile, c’è sempre una possibilità, basta volerlo con determinazione, volontà e forza d’animo.
La visita è proseguita negli allevamenti di parecchi animali: bovini, ovini suini e anche lama!
Un qualcosa di eccezionale sono le cantine dove i ragazzi ci hanno spiegato le varie fasi di lavorazione delle uve e le diverse tipologie di vino che sono esportate in tutto il mondo. Suggestiva è stata la presentazione della sala di degustazione al centro di una delle cantine, strutturata con appositi accorgimenti per esaltare tutte le qualità dei vini. Spettacolare alla vista, la sistemazione di circa 800 botti da invecchiamento, pregiate e costruite artigianalmente con legni idonei a conferire al prodotto particolari profumi.
Ci siamo recati anche all’allevamento dei cavalli di razza pregiata impiegati in concorsi ippici internazionali. Non abbiamo potuto fare una visita purtroppo, ma abbiamo compensato con l’allevamento di Labrador per cani guida o addestrati alla pet therapy.
Al termine, abbiamo salutato i ragazzi che ci hanno accompagnato per tutta la giornata, ringraziandoli di cuore di essere stati con noi e augurando loro tutto il bene che si sono guadagnati giorno dopo giorno, difficilmente e con durissimo sacrificio.
Noi invece torniamo a casa ancora una volta con un gran insegnamento che possiamo rielaborare e capitalizzare per noi stessi, ma soprattutto raccontare a tanti altri.











































