Di Florian Sanden
Questo articolo propone un’analisi delle politiche europee relative all’occupazione delle persone con disabilità, presenta la proposta di riforma di ENIL e descrive la campagna di advocacy da un punto di vista metodologico.
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I. Analisi della politica UE sull’occupazione e disabilità
Secondo la Commissaria per l’Uguaglianza, Hadja Lahbib, la Direttiva sull’Uguaglianza nel Lavoro — adottata 25 anni fa — è «un quadro collaudato e affidabile contro la discriminazione».
La Strategia europea per la disabilità 2010-2020 stimava che il tasso di occupazione delle persone con disabilità fosse di circa il 50 %. Oggi, secondo uno studio del Forum Europeo sulla Disabilità, il tasso è al 51,3 %. Nel 2010 il tasso di occupazione delle persone senza disabilità era il 68,6 %, e attualmente è al 75,8 %.
Quindi, mentre l’occupazione delle persone senza disabilità è cresciuta di 7,2 punti percentuali, quella delle persone con disabilità è aumentata solo di 1,3 punti. Nel 2010 il divario occupazionale era del 18,6 %; oggi è del 24,5 %.
Durante la maggior parte del periodo in cui la Direttiva è stata in vigore, l’occupazione tra le persone non disabili è cresciuta molto più velocemente, allargando il divario. Siamo oggi più lontani da un accesso all’occupazione paritario che mai.
Le cause di questa situazione
La ragione più evidente è che la direttiva non offre una protezione efficace contro la discriminazione. Ma ci sono altri fattori:
* Disparità educativa: le persone con disabilità sono meno propense a terminare studi secondari o universitari.
* Nel 2022, il 22,2 % dei giovani con disabilità ha abbandonato l’istruzione, contro l’8,4 % dei loro pari.
* Atteggiamenti troppo protettivi delle famiglie, sistemi di benefit rigidi e stigmatizzazione sono altre cause.
Un elemento particolarmente cruciale è la politica favorevole al lavoro protetto (sheltered employment), piuttosto che al supported employment (lavoro integrato con supporto). Negli ultimi anni, molti paesi UE hanno intensificato gli investimenti nel lavoro protetto.
Ad esempio:
* In Finlandia, il numero di persone con disabilità in laboratori protetti è cresciuto da 15.805 (2011) a 17.871 (2021).
* In Spagna, da 56.332 (2009) a 98.551 (2021).
* In Repubblica Ceca, da 14.500 (2016) a 63.000 (2021).
* In Germania, il numero di laboratori protetti è passato da 688 a 734 (2019).
Circa 320.000 persone con disabilità lavorano in questi contesti. In Belgio (Vlaanderen) si prevede un investimento di 30 milioni di euro per creare 1.000 nuovi posti; in Svezia Samhall riceve 500 milioni di euro annui; in Germania si stanziano oltre 33 milioni di euro per nuovi edifici o ristrutturazioni.
I governi spesso considerano il lavoro protetto come l’unica opzione concreta, mentre le prove mostrano che le transizioni verso un lavoro ordinario sono molto basse:
* In Austria: 0,7 %
* In Germania: meno dell’1 % (uno studio ha rilevato solo lo 0,35 %)
* In Paesi Bassi: < 1 %
* In Spagna: 0,55 %
* In Svezia: relativamente migliori, 6-7 %
Il lavoro protetto, lungi dall’essere strumento di inclusione, tende a diventare un ostacolo: i lavoratori spesso non sono considerati veri dipendenti e ricevono compensi modesti.
Al contrario, i programmi di supported employment ottengono risultati ben più positivi:
* In Germania, il 63 % dei partecipanti è occupato nel mercato ordinario a 6 mesi, il 62 % a 12 mesi, il 57 % a 24 mesi.
* Uno studio su persone con disabilità intellettiva ha mostrato che dopo oltre 5 anni, il 65 % era ancora impiegato.
* In Irlanda, 33 su 95 partecipanti sono stati assunti in 2 anni.
* In Italia, il 54 % ha trovato lavoro entro un anno.
* Nei Paesi Bassi, dopo 2 anni, il 45 % era assorbito nel lavoro retribuito.
* In Svezia, un programma ha portato il 46 % a un impiego, contro l’11 % del tradizionale percorso di riabilitazione in 18 mesi.
Il supported employment include misure come assistenza personale sul lavoro, job coaching, supporto salariale o job carving (adattamento del lavoro alle capacità della persona). I benefici sono guadagni migliori e minore dipendenza dai sussidi.
Tuttavia, in molti Stati i programmi di supported employment restano di dimensioni molto ridotte: la maggior parte delle risorse finanzia il lavoro protetto.
Il quadro normativo e i poteri regolatori
L’Unione Europea ha competenze rilevanti nel regime delle aiuti di Stato (state aid) che regolano quando e come gli Stati possono sovvenzionare imprese. Nel 2009, una comunicazione della Commissione UE stabilì criteri affinché gli aiuti di Stato promuovessero l’occupazione di gruppi svantaggiati.
Il Regolamento sulle Esenzioni (General Block Exemption Regulation, GBER) include un elenco positivo di strumenti finanziabili: sostegno salariale, assistenza personale, acquisto di attrezzature, modifiche ambientali, trasporti, riabilitazione e, controversamente, anche il lavoro protetto.
ENIL ritiene però che i governi privilegino finanziamenti al lavoro protetto, trascurando il supported employment.
Ai sensi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), art. 27, le persone con disabilità hanno il diritto al lavoro su basi paritarie. Il Comitato CRPD, nel suo commento generale n. 8, afferma che forme segregate di lavoro, come i laboratori protetti, non possono essere considerate misure di realizzazione progressiva del diritto al lavoro.
Di conseguenza, il lavoro protetto non è conforme alla CRPD.
Che cosa dovrebbe fare l’UE
Dall’analisi emergono tre punti chiave:
1. Le persone con disabilità sono fortemente escluse dal lavoro
2. Sono investite risorse ingenti in misure controproducenti
3. Il lavoro protetto non è conforme alla CRPD
ENIL propone di eliminare la possibilità di finanziare il lavoro protetto dall’elenco positivo del GBER, rimuovendo l’articolo 34(2)(f). Ciò renderebbe più difficile sostenere la costruzione o ristrutturazione di strutture protette, incoraggiando gli Stati a destinare risorse al supported employment.
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II. La campagna di advocacy di ENIL
Nel 2023 ENIL pubblicò un primo rapporto sull’uso degli aiuti di Stato per finanziare istituzioni e laboratori protetti, come base per l’azione futura. Nel 2024 è uscito un briefing specifico sul lavoro protetto con la proposta di riforma. Nel 2025 è stato pubblicato il rapporto più dettagliato finora.
Prima disseminazione
È stato organizzato un evento online, con la partecipazione dell’europarlamentare Katrin Langensiepen e di un rappresentante della Commissione Europea. Langensiepen ha manifestato sostegno, la Commissione ha espresso scetticismo.
È stato inoltre pubblicato un articolo su Social Europe per raggiungere un pubblico più vasto.
Collaborazione con il Comitato CRPD
All’inizio del 2025, durante la revisione periodica dell’UE come Stato parte della CRPD, ENIL ha presentato un rapporto che include una sezione sugli aiuti di Stato e il lavoro protetto. Durante le sessioni di revisione a Ginevra (11–12 marzo 2025) la delegazione UE è stata interrogata sul tema.
Il 21 marzo sono state pubblicate le Osservazioni Conclusive: il Comitato CRPD chiede esplicitamente la cancellazione dell’art. 34(2)(f) del GBER, ossia di eliminare il finanziamento pubblico all’occupazione segregata.
Per divulgare queste conclusioni, ENIL ha organizzato un evento al Parlamento Europeo. Il relatore Markus Schefer e l’europarlamentare Langensiepen hanno presentato le richieste. Anche la direttrice DG Giustizia Ana Carla Pereira ha partecipato, avviando un dialogo costruttivo.
La questione degli aiuti di Stato è stata inserita all’ordine del giorno della Disability Platform, organismo che coinvolge Commissione, governi nazionali e società civile. ENIL è stata accettata come membro del sottogruppo sull’occupazione.
La proposta di riforma è stata inclusa nelle raccomandazioni di ENIL per la Strategia Disabilità UE 2026–2030 e nelle proposte rivolte alla Presidenza danese del Consiglio UE. Incontri futuri con la Commissione e con la Presidenza danese includeranno il tema.
Prossimi passi
La campagna ha avuto successo nell’introdurre una nuova tematica nell’agenda politica. Ma il cambiamento legislativo sarà più complesso. La Commissione potrebbe modificare il GBER senza passare dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, ma ci sarà resistenza da parte degli Stati che dipendono dal lavoro protetto.
D’altra parte, la facilità tecnica del cambiamento e il desiderio di ottenere consensi dal Comitato CRPD potrebbero favorire l’azione.
ENIL continuerà a cercare alleati tra parlamentari, governi nazionali e organizzazioni della società civile. Il sostegno manifestato da Malta e altre reti sarà importante. Collaborazioni con Inclusion Europe e altre realtà verranno ampliate.
Con l’aiuto di Katrin Langensiepen e altri europarlamentari, lo scopo è fare inserire il tema negli atti del Comitato parlamentare per il lavoro e gli affari sociali.
ENIL terrà il pubblico aggiornato sul progresso della campagna.





