Sguardo internazionale, utilità locale
Dal Disability Caucus al territorio
Il Disability Caucus nasce da un’idea semplice e decisiva: le politiche sul clima sono più giuste e più efficaci quando le persone con disabilità partecipano alla loro costruzione, fin dall’inizio.
Niente sul clima che ci riguarda dovrebbe essere deciso senza di noi.
Comprendere
Che cos’è il Disability Caucus
Nel processo climatico delle Nazioni Unite partecipano non soltanto i governi, ma anche organizzazioni della società civile ammesse come osservatrici. Alcune di queste organizzazioni si coordinano per portare una voce comune nei negoziati. Il Disability Caucus riunisce realtà impegnate sui diritti delle persone con disabilità e sul rapporto fra disabilità e cambiamento climatico.
Il manuale UNFCCC per gli osservatori del 2026 lo presenta come un gruppo informale riconosciuto, distinto dalle nove constituency non governative formali. Questa precisazione è importante: il Caucus non è un’autorità pubblica, non emette allerte e non dirige i soccorsi. È uno spazio di coordinamento e rappresentanza che aiuta a far entrare nel dibattito climatico esperienze, ostacoli e proposte che altrimenti rischierebbero di restare ai margini.
Il suo lavoro riguarda temi molto concreti: accessibilità degli incontri e dei documenti, partecipazione alle decisioni, protezione nelle situazioni di rischio, finanza climatica inclusiva e riconoscimento del contributo delle persone con disabilità.
Il punto centrale
Perché la presenza, da sola, non basta
Essere presenti in una stanza non significa necessariamente poter partecipare. Una persona può ricevere un documento che il lettore di schermo non interpreta; può raggiungere un incontro ma non comprenderlo senza sottotitoli, lingua dei segni o linguaggio semplice; può essere invitata a esprimersi quando le decisioni principali sono già state prese. Il Disability Caucus richiama proprio questa differenza fra una presenza simbolica e una partecipazione capace di incidere.
La questione climatica rende questa partecipazione ancora più urgente. Caldo estremo, alluvioni, incendi, fumo, interruzioni dell’energia o dei trasporti possono compromettere cure, assistenza, comunicazione e autonomia. Se i piani vengono progettati senza ascoltare chi utilizza tecnologie assistive, dipende da apparecchiature elettriche, comunica in modi differenti o incontra barriere nella mobilità, alcune conseguenze prevedibili possono essere scoperte troppo tardi.
L’esperienza vissuta non sostituisce la competenza tecnica: la completa, la mette alla prova e spesso rivela ciò che una valutazione astratta non riesce a vedere.
Un cammino costruito nel tempo
Dalla richiesta di ascolto a una voce riconoscibile
Il riconoscimento del Disability Caucus non è arrivato all’improvviso. È il risultato di anni di presenza, coordinamento e interventi pubblici. Alla COP26 del 2021 il Caucus ha presentato una prima dichiarazione nel segmento di alto livello. Negli anni successivi ha continuato a chiedere che accessibilità e partecipazione non fossero considerate temi laterali rispetto alle politiche climatiche.
Alla COP28 del 2023 l’attenzione si è concentrata anche sulle condizioni che rendono effettiva la partecipazione: accesso agli spazi, informazioni fruibili, interpretariato e sottotitoli. Alla COP29 del 2024 le richieste hanno incluso il riconoscimento di una constituency formale, una finanza climatica più inclusiva e processi decisionali realmente accessibili.
Le dichiarazioni presentate in occasione della COP30 del 2025 e il riconoscimento del Caucus fra i gruppi informali nel materiale UNFCCC del 2026 mostrano una continuità: la disabilità non può essere affrontata soltanto dopo un disastro, ma deve entrare nella prevenzione, nell’adattamento e nelle decisioni sul futuro.
Dal globale al vicino
Che cosa può significare per San Marino
Portare questo metodo sul territorio non significa importare un organismo internazionale né sovrapporsi alle competenze dei servizi pubblici. Allerte, soccorso, protezione e decisioni operative restano responsabilità delle autorità competenti. Il contributo di un progetto associativo può essere diverso e complementare: raccogliere esperienze, individuare ostacoli ricorrenti, rendere le informazioni più comprensibili e proporre occasioni di confronto.
In una realtà raccolta come San Marino, la vicinanza può diventare un vantaggio. È possibile ascoltare direttamente le persone, verificare un materiale con chi dovrà usarlo, capire se un messaggio funziona anche sotto stress e riconoscere i supporti già presenti nelle famiglie, nelle associazioni e nella comunità. Partecipare non vuol dire parlare al posto dei tecnici: vuol dire portare ai tecnici informazioni utili prima che una barriera si trasformi in un problema.
Il risultato più prezioso non è un documento perfetto, ma un’abitudine: chiedere chi potrebbe restare escluso, ascoltare la risposta e mostrare con chiarezza che cosa è stato modificato grazie a quel confronto.
Partecipazione associativa
Attiva-Mente nel Disability Climate Caucus
Attiva-Mente aderisce al Disability Climate Caucus e sostiene il percorso per ottenere una rappresentanza formale delle persone con disabilità nell’UNFCCC. Per l’associazione, partecipare significa portare nel confronto internazionale l’esperienza della Vita Indipendente e, nello stesso tempo, tradurre sul territorio principi come accessibilità, autodeterminazione e coinvolgimento diretto.
Nel 2026 l’UNFCCC ha riconosciuto il Caucus come Informal Stakeholder Group. È un avanzamento importante, ma non coincide ancora con il riconoscimento come constituency formale, che resta l’obiettivo della rete.
Fonti ufficiali
Per approfondire
Le fonti seguenti permettono di verificare il ruolo del Caucus e di leggere direttamente le sue dichiarazioni:


